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Una storia, un vino (Il Crotonese) 10/13 Agosto 2007

 
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Le Cantine Riunite del Cirò e del Melissa si trovano a Torre Melissa, nel cuore di quell'area della Calabria definita come Alto Crotonese (PIT 11), un'area di 54.800 ettari nella parte orientale della Provincia di Crotone.

Il Portale della Calabria
rassegna stampa Cantine Riunite del Cirò e Melissa
 

una storia un vino

 
Il Crotonese, 10-13 Agosto 2007
Una storia, un vino
Apre il centro ricerche sulle lotte contadine e
la Cantine Riunite presenta l'Igt 'Fragalà'

MELISSA - Una giornata di storia e vino, di emozioni per la mente ed emozioni per il palato. Una giornata di scel- te coraggiose. Scelte fatte cin- quantotto anni fa, quando un manipolo di contadini occupò le terre incolte da dove venne cacciato con fucili e bombe, ma anche scelte fatte nel 2005, quando il Comu­ne di Melissa decise di acquistare gli stabilimenti della Cantina sociale dopo un triste fallimento.

Quelle due scelte si sono ritrovate unite lo scorso 7 agosto in un nome: Fragalà. Un nome che evoca la lotta dei contadini per la terra e la morte di tre di loro in quella battaglia per la democrazia; ma Fragalà è anche un fondo agricolo dalle cui viti, nel 2007, è nato un vino che ne porta, appunto il nome.

Una giornata di memoria e di futuro. La memoria dei tragici avvenimenti di Fragalà è stata onorata con l'inaugurazione del Centro ricerche e documentazione "Melissa" sulle lotte contadine. Un centro che sorge nel cuore dell'antico borgo di Melissa, proprio nel palazzo del Podestà da cui, probabilmente, quel 29 ottobre del 1949, partì l'ordine di sparare sui contadini. Una sorta di "rivincita" a posteriori per quei contadini che cercavano solo terra da coltivare nei grandi appezzamenti incolti dei latifondisti.

Il centro "Melissa", inaugurato dal sindaco Giuseppe Bonessi e dal presidente della giunta provinciale Sergio Tritale, ospita una mostra composta da 23 pannelli sulle lotte contadine in Calabria organizzata insieme all'associazione Giiiditta Levato (la contadina uccisa a Calabri-catanel 1946).

Il "Melissa" è una scelta coraggiosa fatta dall'Amministrazione comunale: il centro di ricerca e documentazione, infatti, venne istituito nel 1983 da una legge regionale che, però, rimase disattesa in quanto proprio la Regione Calabria non approvò mai lo statuto che lo regolamentava. Solo nel 2007, grazie ad un emendamento del consigliere Francesco Sulla, la legge è stata modificata e la competenza sullo statuto è passata al Comune. Nel giro di tre mesi il Centro ha visto la luce: prima è stato approvato dal Consiglio comunale il regolamento, quindi è stata scelta la sede e, infine, dopo il restauro è stata inaugurata con una mostra che, come ha detto Piero Granata, presidente dell'associazione Giuditta Levato, "vuole creare suggestioni per stimolare le emozioni delle persone su due storie, quella di Calabricata e quella di Melissa, che non hanno mai trovato giustizia": sulla stessa scia il commento di Iritale secondo cui "il ricordo di quanto avvenne a Fragalà e Calabricata ci insegna che, come quei contadini, anche noi possiamo riuscire a uscire dalla crisi con la mobilitazione delle forze sane".

Sul futuro del centro il sindaco Bonessi ha annunciato che la mostra sarà ampliata in occasione dell'anniversario dell'eccidio di Fragalà, mentre il consigliere regionale Sulla ha assicurato che il centro di ricerca sulle lotte contadine avrà i contributi della Regione "per fare progetti a lungo periodo".

Fragalà non è stata solo memoria. Il 7 agosto 2007 Fragalà è diventato anche futuro. Un futuro nuovo, come nuovo è il vino che porta il nome di quel fondo, diventato tragicamente famoso.

A produrlo, ed è qui la scelta coraggiosa, è stata la cooperativa Cantine Riunite del Cirò e del Melissa che ha voluto scommettere su un vino di qualità prodotto usando uve autoctone, come gaglioppo e magiiocco, e uve internazionali come cabernet e syrah. Uve che nascono nel fondo Fragalà, dove la produzione è limitata e non supera i 50 quintali ettaro. Per l'Igt Frugala, prodotto in appena 5000 bottiglie, è stata una serata di gala nello scenario della torre aragonese.

"Tutto è iniziato alcuni anni fa con una passeggiata nel fondo Fragalà - ha raccontato Luigino De Giuseppe, enologo friulano che lavora per la Fattoria San Francesco del gruppo Montresor dove ho visto queste viti con un solo grappolo. Avendo poi conosciuto la storia di ciò che accadde lì nel 1949 ho pensato che torse si poteva ricavare un vino da dedicare a quella zona ed ho proposto l'idea al presidente delle Cantine Riunite. Abbiamo fatto questo vino nel 2005, in una vendemmia difficile per la situazione di crisi in cui si è trovata la viticoltura cirotana. Abbiamo deciso di non fare un doc perché prevedeva solo l'uso di gaglioppo in purezza, mentre nella zona di Fragalà erano presenti diversi vigneti. Abbiamo così optato per l'igt Calabria producendo un vino che ha nell'uvaggio la tradizione del luogo: il gaglioppo ed il magliocco, e la novità del cabernet e dello syrah".

Storia, tradizione enologica e innovazione si fondono, dunque, in questo vino che, come dice lo slogan coniato per la presentazione ha "tutto il territorio in una bottiglia". Slogan al quale si è agganciato il giornalista Gianfranco Manfredi, che moderava gli interventi, per sottolineare come per la pima volta il tenitorio, e in questo caso le Cantine Riunite, abbiano messo da parte la filosofia dell'assistenzialismo per percorrere la strada della qualità, coniugando la storia del territorio ad una produzione di livello. "Abbiamo sposato questa filosofia - ha evidenziato il presidente delle Cantine riunite, Leonardo Le Rose - perché vogliamo scommettere sulla valorizzazione del territorio e della qualità che esso può offrire. Questo vino, per il quale bisogna ringraziare l'enologo De Giuseppe e il supporto della fattoria San Francesco, rappresenta per noi una rinascita: dopo aver superato la fase dell'acquisizione e del finanziamento per la Cantina sociale, adesso siamo pronti per la ristrutturazione.

Sulla spinta di questa produzione nuova, di qualità, stiamo pensando alla creazione di un centro di formazione e ricerca professionale per creare dei professionisti della viticoltura e dell'enologia". Sulla questione della formazione professionale e della qualità del prodotto si sono soffermati anche gli altri inleiventi: a partire da quello di Cesare Pitto, docente di antropologia all'Unical di Cosenza. Ha rincarato la dose anche Massimo Rella giornalista de Il Sole 24 Ore - Sud, che, dopo aver elogiato l'iniziativa di produrre un vino che serva per rilanciare la Cantina sociale e abbia una profonda identità nel territorio, ha fatto notare: "La Calabria e la fascia ionica in particolare hanno grandi potenzialità inespresse sulle quali bisogna lavorare per qualificare l'offerta in modo più professionale".

Per Viruilio Squillace, giornalista della Gazzetta del Sud, il "Fragalà arriva con 58 anni di ritardo e rappresenta bene l'identità del territorio, racchiudendo lo spirito delle lotte contadine il cui scopo era quello di occupare le terre per coltivarle"; Tommaso Innocenti della Legacoop Calabria, invece, ha evidenziato le difficoltà di fare cooperazione in Calabria ed ha evidenziato "il risultato ottenuto dalla Cantine riunite significa che nel crotonese ci sono volontà e professionalità che valgono e vanno supportate in modo particolare". Innocenti ha proposto di progettare, insieme alla Regione-Calabria e ad altre aziende vinicole, la creazione di una scuola di formazione da finanziare attraverso l'Apq ricerca agroalimentare.

Un'opportunità che, sicuramente, il sindaco di Melissa, Giuseppe Bonessi non tralascerà: "Abbiamo voluto fortemente acquisire la Cantina sociale - ha detto il primo cittadino -, l'abbiamo affidata alla cooperativa Cantine Riunite e siamo e saremo sempre vicini a questa esperienza che va aiutata dalle istituzioni, ma soprattutto dai produttori per puntare decisamente sulla qualità del vino".

GIUSEPPE PIPITA

Riscossa enologica del territorio
Per Giampiero Scaglione, docente alla Facoltà di Agraria di Napoli, positiva la scelta fatta per il "Fragalà"


In Viticoltura (la scienza che s'occupa di studiare la vite, sotto numerosi profili tecnico-scientifici), i paesi d'antica tradizione (Italia, Francia, etc.), ove la vite e tradizionalmente coltivata da epoca remota, sono tenuti ben distinti da quelli di recente acquisizione (aree del mondo che si sono imposte sui mercati internazionali negli ultimi 20-30 anni, quali Califomia, Cile, Africa meridionale, Australia, etc.).

Le strategie che i due gruppi di Paesi hanno seguito, per imporre la loro vitienologia a livello mondiale, sono state profondamente diverse, avendo puntato i peimi sul patrimonio viticolo autoctono di cui erano dotati, i secondi imponendosi, invece, grazie all'utilizzo di vitigni cosiddetti intemazionali (Cabernet Souvignon, Pinot, Chardonnay, Merlot, etc).

L'Italia può contare su uno straordinario patrimonio varietale autoctono, ammontante ad alcune centinaia di vitigni. Nel nostro Paese, alcune aree di coltivazione della vite, più d'altre possono rivendicare militanza di coltivazione antica, come numerose regioni del meridione d'Italia e la Calabria. Reperti attestanti che la vite fosse conosciuta ed utilizzata dall'uomo, datati 8000 a.C., rinvenuti in Azerbaijan, località dell'attuale Turchia, davano inizio alla millenaria storia che, tutt'ora, lega l'uomo a questa straordinaria pianta. Da quest'area d'origine, la vite trovava diffusione in Grecia ove, in seguito, era introdotta nel meridione d'Italia e da qui diffusa, poi, in numerose aree del mondo, tra cui l'odierna Francia. La Calabria, sopra leggende, miti, luoghi comuni, può quindi vantare concreti elementi di tradizione e di storia vitienologica, sconosciuti alla maggior parte delle aree viticole del mondo.

Premesso tutto ciò, quali prospettive concrete possono essere percorse dalla vitienologia Calabrese e, più specificamente, da quella di Ciro e di Melissa e dov'è possibile collocare il nuovo vino ad Igt (indicazione geografica tipica) Fragalà? Poi, Gaglioppo, Magliocco canino, Greco Bianco possono ad oggi, pur nel rispetto dell'espressione del territorio, essere vitigni in grado di competere ad armi pari con le varietà utilizzate da altri Paesi?

La risposta che deriva da alcuni studi, effettuati in area dall'Università di Napoli "Federico II", è decisamente affermativa, a patto che il prodotto sia in una certa misura "intemazionalizzato", reso quindi adatto a competere sui mercati non solo locali, grazie all'apporto di varietà internazionali. In tal senso, la strada giusta sembra essere, assai probabilmente, quella imboccata dalle Cantine Riunite che decidendo, con la creazione del Fragalà, di produrre in senso enologico non un nuovo vino, ma un "vino nuovo", hanno dato seguito alla creazione di questo vino ad Igt, che punta sull'utilizzo, quale uvaggio, della varietà "Gagiioppo", la cui tradizionale carenza di polifenoli (le sostanze prevalentemente contenute nella buccia dell'uva che danno colore al vino rosso) è qui sapientemente compensata dall'apporto fornito dal "Magliocco canino", altra varietà autoctona calabrese molto meno nota della precedente, tuttavia assai dotata di sostanze coloranti, completando l'uvaggio con l'apporto d'alcune varietà internazionali, responsabili quindi della "espressione internazionale" del prodotto.

Il risultato è organoletticamente a dir poco rimarchevole; con la creazione del Fragalà, le Cantine riunite Cirò e Melissa sembra diano inizio ad una nuova riscossa enologica del territorio. Occorre, tuttavia, ancora molto lavoro nei vigneti, ove è necessaria l'adozione di tecniche innovative, tese ad esaltare ulteriormente la qualità delle produzioni locali e migliorare l'utilizzo delle tecniche già adottale, affinchè il "sistema vigneto" calabrese possa essere ottimizzato nell'espressione qualitativa delle uve. Creare nuove professionalità locali, istituendo centri di formazione, come ad esempio un Corso di laurea in Viticoltura ed Enologia che possa permettere ai giovani calabresi che intendano intraprendere quest'attività professionale di formarsi su questi tenitori, dovrà essere un imperativo per quest'area, ancora non adeguatamente supportata sotto questo profilo.

Nella speranza che tutto ciò possa realizzarsi in tempi non eccessivi, invito tutti a degustare con attenzione e rispetto il Fragalà, espressione sia dell'innovazione, sia delle più autentiche tradizioni che questa magnifica terra di Calabria è in grado d'esprimere.

Giampiero Scaglione
Docente di Viticoltura presso la facoltà d'Agraria di Portici dall'Università degli studi di Napoli "Federici) II"

Analisi sensoriale del Fragalà


* Colore: rosso rubino intenso, riflessi violacei.

* Odore; prevalenza di note di piccoli frutti di colore scuro, quali ribes nero, lampone, mora; leggera nota di ciliegia amara, lievi note speziale; noie floreali in secondo piano rispetto a quelle fruttate.

* Analisi gusto-olfattiva: attacco di piccoli frutti a.bacca nera; leggera nota erbacea: Sievissima nota di cioccolato, tannini non invasivi nel campione testato, ancora giovane ed immaturo.

* Armonia tra le componenti: notevole equilibrio tra le fasi visiva, gustativa ed olfattiva.

* Punteggio del campione testato: 75/100.

La valutazione è stata effettuata su un vino ancora giovane che non aveva subito, completamente, il previsto periodo d'affinamento; è prevedibile, quindi, per questo vino un ulteriore margine di miglioramento. Nel complesso un vino interessante, classificabile come "molto buono" nella scala di valutazione utilizzata.

* a cura, del prof. Giampiero Scaglione

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